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	<title>Etenesh</title>
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	<description>l&#039;odissea di una migrante</description>
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		<title>Etenesh a Bologna</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 09:26:42 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Segnalazioni e articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Paolo Castaldi sarà a Bologna mercoledì 13 aprile per presentare Etenesh, odissea di una migrante.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="/wp-content/uploads/2011/04/danslarue.jpg"><img src="/wp-content/uploads/2011/04/danslarue-300x116.jpg" alt="Dans La Rue, Bologna" title="Dans La Rue" width="300" height="116" class="alignleft size-medium wp-image-69" /></a>Paolo Castaldi sarà a <strong>Bologna</strong> mercoledì 13 aprile per presentare <em>Etenesh, odissea di una migrante</em>. </p>
<p>L&#8217;evento avrà luogo a <a href="http://danslarue.noblogs.org/"><u>Dans Le Rue</u></a>, spazio di <strong>creazione e diffusione di cultura underground</strong> ideato per ospitare presentazioni di libri, fumetti, mostre, videoproiezioni, aperitivi eno-culturali e altro ancora.</p>
<p><a href="http://danslarue.noblogs.org/post/2011/03/05/etenesh-lodissea-di-una-migrante/"><u>L&#8217;orario di inizio</u></a> della presentazione è previsto per le <strong>21</strong>, dopo l&#8217;aperitivo che parte dalle 19. Se vi trovate da quelle parti non perdete questa bella occasione di <strong>incontrare l&#8217;autore e scoprire Dans La Rue</strong>, locale che ha già ospitato diversi nostri autori. </p>
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		<title>Intervista a Dagmawi Yimer</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 14:14:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Paolo Castaldi ha realizzato questa intervista al regista etiope Dagmawi Yimer]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2011/03/Etenesh2_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-47" title="Etenesh2_" src="/wp-content/uploads/2011/03/Etenesh2_-300x117.jpg" alt="" width="300" height="117" /></a>Paolo Castaldi</strong> ha realizzato questa intervista a <strong>Dagmawi Yimer</strong></p>
<p><strong>Dagmawi Yimer cresce nella kabalè numero 12 di Kirkos, quartiere tra i più poveri di Addis Abeba, in Etiopia</strong>. Dopo aver frequentato giurisprudenza nella capitale, nel 2005 parte per l’Italia senza avvisare il padre, ma soltanto la madre e la sorella, emigrate a Washington. Il suo viaggio da Kirkos a Lampedusa, raccontato nel film documentario <strong>Come un uomo sulla terra</strong>, prodotto nel 2008 da <strong>Asinitas Onlus</strong> e <strong>Zalab</strong> per la regia di <strong>Andrea Segre</strong>, <strong>Riccardo Biadene</strong> e dello stesso <strong>Yimer</strong>, si rivela infinito e drammatico.<br />
Dal 30 luglio 2006, giorno dello sbarco a Lampedusa, Yimer vive in Italia grazie alla protezione umanitaria dello Stato italiano. è co-autore, insieme con altri migranti, del documentario Il deserto e il mare, nato dall’idea di raccogliere e archiviare le memorie del migrante e prodotto in collaborazione con Asinitas Onlus, Zalab e Aamod. Ha realizzato i cortometraggi Lo scarabocchio, Le sagome, Caravan, e assieme a Marco Carsetti Benvenuto a casa tua, sulle attività della scuola Asinitas. Tra i suoi lavori più personali, Yimer ha realizzato Soltanto il mare, vero atto d’amore nei confronti di Lampedusa, l’isola che lo ha saputo accogliere.</p>
<p><strong>Paolo</strong><br />
Com’era la tua vita ad Addis Abeba, prima di prendere la decisione di partire per l’Italia? Quali sogni e ambizioni avevi?</p>
<p><strong>Dagmawi</strong><br />
Quando ero al liceo discutevo spesso con i miei compagni di scuola, e anche in famiglia, del mio progetto di vita in Etiopia. Non ho mai sognato di lasciare il mio Paese, mi divertivo a sognare una vita serena e felice dove sono nato e cresciuto.<br />
Tra le belle cose che ricordo della mia infanzia, e che credo abbia avuto un grande impatto nella mia vita, c’è la scuola materna ed elementare che frequentavo. Era una scuola che ospitava bambini da tutte le parti dell’Africa francofona e dalla Francia, in cui la diversità riusciva a creare un ricco mosaico di culture, religioni, lingue, accenti. Tutto questo mi è servito molto, mi ha insegnato a vedere la bellezza della diversità.<br />
Ho iniziato a studiare giurisprudenza dopo aver lavorato come addetto alle vendite in un’azienda di un amico che tosta il caffè, e lo distribuisce ad Addis Abeba e altrove.<br />
La mia adolescenza è stata normale, come quella di un semplice ragazzo metropolitano europeo.<br />
Mi piaceva leggere, soprattutto letteratura russa, ascoltavo musica statunitense, giocavo a calcio e in una squadra di pallacanestro, in serie B. Quando avevo tempo e occasione partivo alla scoperta dei diversi luoghi dell’Etiopia.<br />
Tutto questo “sogno”, però, si è spezzato quando mi sono reso conto che la libertà di far sentire il proprio dissenso contro un’idea costa la vita. La via per una lotta democratica è stata demolita dal Governo, che per combattere la democrazia &#8211; di cui ha paura &#8211; ha usato la violenza.</p>
<p><strong>Paolo</strong><br />
Come è percepito dall’opinione pubblica del tuo Paese, il fenomeno dell’immigrazione verso l’Europa?</p>
<p><strong>Dagmawi</strong><br />
Nel mio Paese il fenomeno migratorio non è molto conosciuto. C’è scarsa informazione, anche perché siamo davvero in pochi a tentare questo viaggio in rapporto al resto della popolazione di circa 80 milioni di persone.<br />
Le rotte sono diverse e cambiano di volta in volta, quella più conosciuta era la fuga di inizio anni Novanta, verso il Kenya. Alla fine degli anni Novanta e all’inizio del nuovo secolo, invece, verso il Sud Africa.<br />
Molto poco, invece, si sa sulla rotta verso lo Yemen e la Libia per arrivare in Europa, e verso l’Egitto per arrivare in Israele.</p>
<p><strong>Paolo</strong><br />
Il tuo ultimo lavoro, Soltanto il mare, viene spesso interpretato come un gesto d’amore e di riconoscenza verso l’isola di Lampedusa. Come ricordi quei primi momenti, appena sbarcato?<br />
<strong>Dagmawi</strong><br />
Lampedusa è la terra dove ho scritto un nuovo capitolo della mia vita. Mi ricordo poche cose del mio sbarco, solo un’immagine forte: la bella mattina di luglio, il colore del mare, e i turisti sulla spiaggia. Le sensazioni che ho provato erano due: la prima, la gioia e il sollievo di essere arrivato sano e salvo, lontano dalla morte e dalla sofferenza libica. L’altra era l’imbarazzo, l’umiliazione di essere parte di questa tragica fase storica del popolo africano che fa di tutto per fuggire dal proprio continente. La vergogna, davanti alle telecamere, con la gente curiosa intorno, e io che mi ritrovo scalzo, assetato, affamato.<br />
Sono tornato sull’isola con una telecamera per girare il documentario, e ho avuto finalmente la possibilità di incontrare le persone. L’incontro che non è mai stato possibile nei miei sette giorni di soggiorno nel centro di accoglienza. Sono cambiato di poco, dallo sbarco: un pezzo di carta in mano (che mi permette di spostarmi legalmente), uno sguardo da documentarista e una lingua acquisita nei tre anni trascorsi in Italia.<br />
La scena del film che più mi colpisce è l’incontro con l’equipaggio della guardia costiera che mi ha soccorso e portato sull’isola. Sono salito sulla motovedetta, questa volta come Dagmawi, anzi come Dag, non come il numero 8 del quarto sbarco del 30 luglio 2006.<br />
L’incontro con il capitano e con l’equipaggio è stato così toccante che alla fine nessuno è riuscito a parlare, tanta era l’emozione da entrambi le parti.<br />
Il mio ritorno è anche un modo di ritrovare una dignità perduta, e anche restituire la bella immagine dell’isola, che è stata bombardata dai media. Ho scoperto che i lampedusani ci chiamano “turchi”, che gli sbarchi sembrano diminuiti, ma che i veri problemi dell’isola sono ancora tutti lì.</p>
<p><strong>Paolo</strong><br />
Cosa ne pensi della gestione del fenomeno migratorio da parte del Governo italiano? Se potessi scrivere una proposta di legge, quale suggeriresti per poter migliorare le cose?</p>
<p><strong>Dagmawi</strong><br />
Le leggi esistono da quando l’Italia ha ratificato la convenzione di Ginevra, nel 1951. La politica dei così detti “respingimenti” è crudele, soprattutto perché si è consapevoli che i migranti vengono restituiti alle “fauci del lupo”, cioè alle autorità libiche, senza nemmeno accertare l’identità del singolo individuo. Con la legge sui respingimenti, l’Italia è diventata di fatto un pericoloso laboratorio per possibili negazioni dei diritti umani più basilari. E il Governo attuale non dice la verità quando annuncia che l’immigrazione clandestina è stata bloccata, quando fa credere che il flusso d’immigrazione arriva solo via mare: la realtà è che solo il 10% dei migranti giunge in Italia dal mare, e solo alla metà di questi viene riconosciuto lo status di rifugiato. L’Italia potrebbe permettersi di investire sull’integrazione, ma preferisce spendere soldi ed energie in accordi commerciali con il Governo libico. Insieme a Fortress Europe, Amnesty International e il gruppo di Come un uomo sulla terra, abbiamo fatto tutto il possibile per dare voce alle sofferenze dei rifugiati in Libia. Nonostante questo la politica europea non ha fatto niente, a parte criticare verbalmente i respingimenti compiuti dall’Italia.</p>
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		<title>Intervista a Paolo su Voci Globali</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Mar 2011 18:57:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Davide Galati di Voci Globali intervista Paolo Castaldi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="/wp-content/uploads/2011/03/VociGlobali.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-33" title="VociGlobali" src="/wp-content/uploads/2011/03/VociGlobali-300x117.jpg" alt="" width="300" height="117" /></a>Davide Galati di Voci Globali intervista Paolo Castaldi. Dal sito di Voci Globali leggiamo che si tratta di un progetto polivalente e volontario basato sul citizen journalism e altre forme partecipative di comunicazione, nonché sulle relative attività a livello di territorio. Obiettivo primario è quello di dare spazio a voci e questioni spesso dimenticate o ignorate dai media mainstream su temi quali Paesi in via di sviluppo, violazione dei diritti umani, giustizia sociale, tutela delle minoranze, rispetto della libertà di espressione, cyber-attivismo, digital divide.</p>
<p>Di seguito un brano dell&#8217;intervista:</p>
<p><em>&#8220;Paolo Castaldi, che abbiamo conosciuto alla <a href="http://www.laformadelibro.it/etenesh/">presentazione del suo libro</a>,  ha disegnato e raccontato tutto questo con semplicità, riflesso del suo  sentimento di rispetto per Etenesh, ma anche con grande forza  espressiva: tra le immagini in bianco e nero che descrivono la storia,  ciò che ci è rimasto più impresso è proprio il biancore delle tante  lacrime. La loro chiarezza contrasta in maniera quasi espressionista con  il fitto buio delle lunghissime notti che compongono il percorso della  protagonista e dei suo compagni di viaggio.&#8221;</em></p>
<p>Nel sito di <a href="http://vociglobali.it/etenesh-l%E2%80%99odissea-di-una-migrante/" target="_blank">Voci Globali</a> potete leggere tutta l&#8217;intervista e vedere anche <em>una video intervista a Guido Ostanel, editore BeccoGiallo.<br />
</em></p>
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		<title>Etenesh il booktrailer</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Mar 2011 14:45:24 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Il booktrailer di Etenesh.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="/wp-content/uploads/2011/03/EteneshBooktrailer.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25" title="EteneshBooktrailer" src="/wp-content/uploads/2011/03/EteneshBooktrailer-300x117.jpg" alt="" width="300" height="117" /></a>Qui potete vedere il booktrailer realizzato dall&#8217;autore.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Paolo Castaldi l&#8217;autore</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Mar 2011 14:09:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni e articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Paolo Castaldi, autore di fumetti, storyboarder e illustratore milanese, classe 1982.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/wp-content/uploads/2011/03/PaoloCastaldi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11" title="PaoloCastaldi" src="/wp-content/uploads/2011/03/PaoloCastaldi-201x300.jpg" alt="" width="201" height="300" /></a>Paolo Castaldi</strong>, autore di fumetti, storyboarder e illustratore milanese, classe 1982, è l&#8217;autore di Etenesh, suoi i disegni e sua la storia. <a href="http://paolocastaldi.blogspot.com/" target="_blank">Qui potete visitare il suo blog</a>. Ha realizzato il fumetto <strong>I WILL NEVER BE CLEAN AGAIN</strong>, scritta da <strong>Adriano Barone</strong>, con il quale, successivamente ha realizzato <strong>THE ANOMALY</strong>, entrambe per Star Comics. Nel 2008 ha pubblicato la storia breve <strong>NON TROPPO LONTANO</strong> edita dal comune  di Settimo Milanese. Sempre nel 2008 collabora con  Edizione Voilier, per la quale pubblica il romanzo a fumetti <strong>NUVOLE  RAPIDE</strong> in due parti (2009, 2010). Ha collaborato con  importanti client televisivi e commerciali in veste di illustratore e  storyboarder, quali SKY , CANAL JIMMY, MTV, BARILLA e con vari studi  creativi come REAL LIFE TELEVISION e STUDIO BOZZETTO.</p>
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		<title>Clandestinità a fumetti di Moni Ovadia</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 12:30:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un'intensa introduzione vede la firma di Moni Ovadia,]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="/wp-content/uploads/2011/03/MoniOvadia_ok.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-40" title="MoniOvadia_ok" src="/wp-content/uploads/2011/03/MoniOvadia_ok-300x117.jpg" alt="" width="300" height="117" /></a>Un&#8217;intensa introduzione vede la firma di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Moni_Ovadia" target="_blank"><strong>Moni Ovadia</strong></a>, qui ne riportiamo un brano.</p>
<p><em>“La letteratura a fumetti ha da tempo conquistato lo status di  letteratura autentica, di grande letteratura. I capolavori come Maus di  Art Spiegelman o Contratto con Dio di Will Eisner hanno sancito  definitivamente il valore espressivo estetico e culturale della  narrazione che coniuga il disegno e la parola. <strong>Oggi il fumetto che ha  editori specializzati di altissima qualità sa raccontare ogni tipo di  storia</strong> in ogni contesto con un’incisione, una forza e una verità che non  hanno nulla da invidiare alla narrativa strictu sensu e neppure a  quella meno convenzionale o sperimentale. Ne ho fatto esperienza diretta  avendo visto come un mio spettacolo stilisticamente basato  sull’affabulazione umoristica punteggiata da frammenti di meditazione  anche dolorosa, e da canti e musiche, abbia trovato una sua nuova e  stupefacente vita nel racconto a fumetti. Paolo Castaldi, giovane  narratore del fumetto e disegnatore di grande talento, nella sua opera  Etenesh si cimenta con il tema dell’immigrazione clandestina, iscrivendo  nel tragico sfondo di un epos collettivo di migliaia e migliaia di vite  vendute e disperate, che affrontano i viaggi infernali della speranza  verso l’Occidente, <strong>la storia individuale di una giovane donna etiope che  sopporta ogni calvario per dare alla propria vita una possibilità di  futuro</strong>. Tavola dopo tavola ci troviamo confrontati con uno dei grandi  drammi del nostro tempo. Attraverso un segno grafico intenso e inventivo  vediamo trascorrere nei volti dei personaggi la paura, il dolore, lo  spaesamento, l’offesa della violenza, delle torture, degli stupri, le  lacrime dei pianti non risarciti dal conforto. <strong>La storia di Etenesh, in  queste tavole, si fa affresco dell’infamia del nostro mondo che  sacrifica all’egoismo dei nostri privilegi le vite di nostri simili che  hanno l’unica colpa di essere nati dove sono nati.</strong> Questo fumetto sa  fondere la crudezza di un reportage con la commozione di una piccola  grande storia&#8221;.</em></p>
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		<title>Etenesh il fumetto</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Mar 2011 09:54:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Welcome to WordPress. This is your first post. Edit or delete it, then start blogging!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Welcome to WordPress. This is your first post. Edit or delete it, then start blogging!</p>
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